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La storia del Gronchi Rosa

Facendo riferimento ad un articolo sull'argomento deIla rivista Francobolli.tv, vogliamo raccontare in breve la storia di questo francobollo. Per 30 anni l'emesso non emesso fu  l'essere o non essere shakespeariano nel palcoscenico filatelico, un dilemma dovuto al silenzio di una amministrazione postale che non ebbe mai la volontà di chiarire l'emissione.

Il 6 aprile del 1961 era in programma la partenza da Roma del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, per un viaggio ufficiale in Sud America. Qualche giorno prima vennero messi in vendita negli  Uffici Postali tre francobolli con lo stesso contenuto: un aereo "DC 8" e una carta geografica nella quale l' Italia ed i Paesi che sarebbero stati visitati (l' Argentina nel valore da 170 lire, di colore azzurro; l' Uruguay in quello da 185 lire, verde grigio; ed il Peru’ in quello da 205 lire, color rosa).  

Pochi giorni dopo l'ambasciata del Peru’ in Italia scoprì  che nella riproduzione dei confini del suo Stato era stato commesso un errore: mancava nella parte Nord dei confini nazionali il cosiddetto "triangolo amazzonico", territorio conteso per molto tempo dall' Ecuador ma già assegnato al Peru’ da una dichiarazione internazionale sottoscritta a suo tempo anche dall' Italia.

Bisogna considerare che il "triangolo amazzonico" non era una questione territoriale di poco interesse, infatti per il Peru’ e l' Ecuador, era una "questione nazionale", che aveva originato una serie di sanguinosissime guerre.

L’ ambasciata peruviana a Roma quindi, presentò una protesta scritta al Ministero degli esteri  per il francobollo "sbagliato" e mise in forse il buon esito della visita in Peru’.
Le Poste italiane perciò, ritirò il “Gronchi rosa” e mise in vendita un nuovo francobollo di colore grigio da 205 lire, con i confini del Perù corretti.  Il prezzo del francobollo dopo che nei primi giorni era salito da 205 a circa cinquemila lire arrivò negli anni successivi progressivamente sino ad un milione di lire. 

Ad accrescere il fascino per  il “Gronchi rosa” va aggiunto il fatto che i collezionisti si affrettarono a reperire le rarissime buste sfuggite ai controlli delle Poste che avevano ricoperto  nell'aprile di quel 1961  il “Gronchi rosa” messi sugli aerogrammi con il “Gronchi grigio”. 

Un aerogramma con il “Gronchi rosa” non ricoperto, viaggiato e fornito dell’ annullo commemorativo del volo ed anche del timbro d’ arrivo a Lima, e’ valutato ben 47 mila euro, pari a quasi cento milioni delle vecchie lire. 

Dal 1961 studiosi, riviste e cataloghi tentarono di definire lo status del “Gronchi rosa” (emesso o non emesso), in Italia il catalogo ufficiale del ministero delle Poste lo ignorava del tutto e le stesse Poste mai si pronunciarono.

Fu solo nel 1991 che il Direttore Generale delle Poste italiane, dott. Enrico Veschi, definì finalmente la posizione delle Poste rispetto al “Gronchi rosa”.

"Dalla successione dei fatti provata dall' inchiesta -dichiarò il Direttore generale- si deve trarre la conseguenza che il Gronchi rosa è, eccezionalmente, un francobollo regolarmente emesso ma che non ha avuto validità postale. Nacque appunto da questa situazione la soluzione allora trovata dalle Poste di ricoprire il Gronchi rosa con il francobollo sostitutivo sugli aerogrammi gia’ inoltrati dai filatelisti ".

"Forse puo’ anche discutersi sui risultati di quella scelta ma va tenuta presente qualche considerazione di carattere strettamente giuridico. Le Poste si trovarono tra le mani migliaia di aerogrammi che erano stati affrancati con il Gronchi rosa che le stesse Poste la mattina del 3 aprile avevano indicato come affrancatura valida e che avevano regolarmente venduto. L' utenza postale aveva acquistato quel francobollo in maniera assolutamente regolare. Quando il 4 aprile l' Amministrazione ritirò la validità postale al francobollo avrebbe dovuto, a rigor di termini, tassare quella posta ma -diciamo la verità- era minimamente giustificato che facesse pagare una penale, la tassa per l'affrancatura insufficiente, ad una utenza che era certamente incolpevole ? Non lo era: e già questo, a mio parere, indusse il mio predecessore dell' epoca a ricorrere all'escamotage della ricopertura."

"Ma c' è anche da tener presente che, a parte questa -conclude il Direttore generale delle Poste- si dovette mettere in conto anche un' implicazione politica: dopo la protesta, giustificata, del Perù le Poste italiane non potevano avallare il corso legale del francobollo che aveva generato la lamentela. Forse la soluzione non fu tra le più felici, ma certamente in quel momento apparve come l' unica via d' uscita da quello che si stava rivelando un vero e proprio affaire di rilevanza internazionale".  

 

                                                                                                             (a cura di Stefano Carbone)

 

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