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L'elettronica: un nuovo settore industriale

Adriano Olivetti, partendo da un modello industriale incentrato inizialmente sulla produzione delle macchine da scrivere e poi sulle calcolatrici elettromeccaniche, ad un certo punto scommise sul futuro del settore elettronico allora in evoluzione.

Assunse l’Ing. Mario Tchou  che creò tra il '57 e il ‘59  i sistemi “Elea”, tra i primi “mainframe” (calcolatori dove le attività/operazioni, richieste da remoto, vengono eseguite da un sistema centralizzato) macchine all'avanguardia per l’epoca.

Il sistema “Elea 9003”, realizzato nel '59, era costruito interamente a transistor (circa 300.000) in un mondo ancora dominato dalle valvole termoioniche ed era in grado di elaborare circa 10.000 istruzioni al secondo.

In seguito, dopo la morte di Adriano avvenuta nel 1960, la direzione aziendale passò al figlio Roberto e l’Olivetti mise in campo una linea di produzione dei primi computer da tavolo il “Programma 101”, progetto del’ing. Pier Giorgio Perotto.

Il progetto fu ideato in “esilio” in Italia dopo che gli americani della OGE, Olivetti General Electric, rimandarono a casa Perotto in risposta al suo manifesto disappunto nei confronti dell’operazione di svendita del settore elettronico Olivetti alla GE.

Il computer da tavolo “Programma 101”, nel 1965, lasciava stupiti per la capacità di elaborazione in rapporto alle dimensioni, fu un oggetto molto ammirato in mostre nazionali e internazionali, ne furono venduti 44000 esemplari e fu prodotto anche dalla Underwood americana di proprietà della stessa Olivetti.

La macchina si rivelò una vera rivoluzione nel settore, fu usata dalla Nasa durante la missione Apollo 11 e ne fece uso l’emittente Americana NBC per i conteggi elettorali; visto il successo ottenuto fu studiata e copiata dall’HP, con la macchina HP9001.

L'HP in seguito, nel 1967,  fu costretta a pagare 900.000 dollari di risarcimento all’Olivetti per violazione di brevetto.

Nel 1991 all'ing. Perotto è stato riconosciuto il premio "Leonardo da Vinci" con la motivazione di aver creato il primo "Personal Computer" della storia.

 

                                                             (a cura di Alessandro Burgognoni)

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