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Vendita della Olivetti Divisione Elettronica

L’Olivetti divisione elettronica verrà ceduta per il 75% a G.E. nel 1964 dalla nuova dirigenza perché il settore veniva percepito come un'anomalia rispetto alle tradizionali linee produttive dell’azienda, contribuì a questo anche la pressione dell’America sulla classe politica italiana, il paese che era uscito vincitore dalla seconda guerra mondiale non vedeva di buon occhio l’evoluzione tecnologica di una nazione, salvata dal piano Marshall, che si presentava di fatto come un concorrente agguerrito in un settore tecnologico in forte evoluzione. 
Il sipario di questa vicenda si apre nel maggio del 1964 con l’entrata in società di un gruppo di azionisti esterni, “il gruppo di intervento” (Fiat, Pirelli, Imi, Mediobanca, la Centrale) decisa da Roberto, figlio di Adriano Olivetti, per gravi motivi di bilancio. 

L'intervento si rese necessario a seguito delle sofferenze finanziarie dell'azienda legate alla stagnazione del mercato, all’acquisizione della Underwood, ambiziosa ed onerosa, e alla necessità di investimenti per sostenere il nuovo settore elettronico; ma questa decisione segnerà la definitiva eclissi di una idea originale di azienda. In sostanza, in quel momento, erano necessari grandi investimenti con possibili ricavi a lungo termine in un settore sconosciuto per i nuovi azionisti che, a parte le pressioni esterne, erano conoscitori del successo presente dell'azienda, interessati a salvaguardare il proprio investimento sulle solide linee produttive già sperimentate, ma privi delle necessarie conoscenze per valutare oggettivamente il nascente settore dell'elettronica e quindi della capacità di proiezione che sarebbe stata necessaria per assumersi il rischio d'impresa.
Roberto Olivetti fu posto in minoranza dai nuovi azionisti, costretto a cedere il ruolo di amministratore delegato ad Aurelio Peccei, non potè fare nulla per impedirgli la cessione del settore elettronico alla General Electric. Tra i nuovi investitori c'era chi sosteneva: 
la società è strutturalmente solida, ma sul suo futuro pende la minaccia di essersi inserita nel settore elettronico”. 
Questa cessione, avvenuta in due fasi tra il 1964 e 1968, segnò la fine dell'esperienza Olivetti nei mainframe. 
Il ruolo primario nel futuro settore informatico finirà nelle mani degli americani dell'IBM che sul tema del trattamento automatico delle informazioni e dei mainframe la faranno da padroni dagli anni 60 in poi. A distanza di anni resta il rammarico di una occasione mancata e la consapevolezza che da allora, in altri settori industriali strategici, la stessa mancanza di prospettiva abbia fatto perdere la mano al nostro paese, lasciando campo libero  a investitori stranieri nella loro acquisizione. 

 

                                                                    (a cura di Alessandro Burgognoni)

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