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L'importanza delle Poste nella Grande Guerra

Cento anni fa la Posta italiana iniziò a volare

La mattina del 22 maggio 1917, Mario de Bernardi, pilota collaudatore della Pomilio, decollò dall'aviosuperficie Torino Aeritalia, allora di proprietà della ditta, a bordo del biplano monomotore ad elica Pomilio PC1. Destinazione: Roma Centocelle. Sul suo aereo viaggiavano circa 200 chili di posta e 100 copie del quotidiano La Stampa che toccarono terra dopo un volo di 4 ore e 3 minuti, tutt'altro che liscio.

Un'impresa epica per il momento storico. C'era la guerra. C'era la fame. C'era il Futurismo con il "tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido". E gli aerei rappresentavano il punto più alto del progresso, il sogno fatto realtà, l'esaltazione massima della modernità.

Utilizzare un velivolo per trasportare giornali, lettere e cartoline, in sole 4 ore, da Torino a Roma, era un fatto senza precedenti. L'Italia a quei tempi era un Paese all'avanguardia, su molti fronti. E il primo volo postale contribuì a segnare l'inizio di una nuova era, tanto che per l’occasione le Poste Italiane allestirono uno speciale annullo diventato esso stesso primato: si tratta infatti del primo francobollo di posta aerea mai prodotto al mondo.

L'annullo fu ottenuto sovrastampando l'Espresso italiano da 25 centesimi con il testo "Esperimento posta aerea / Maggio 1917 / Torino-Roma - Roma-Torino" con caratteri in nero, distribuito su tre righe. La stessa scritta era dipinta sul velivolo utilizzato da de Bernardi. Il francobollo speciale con tiratura di 200.000 esemplari, utilizzabile solo per la posta spedita sui due voli dell'esperimento, fu venduto dal 20 maggio 1917 soltanto negli uffici postali di Roma e Torino, e se ne potevano acquistare massimo 3 a persona.

23 luglio 1917

D'Annuzio pronuncia discorso al campo di aviazione di Aviano.

Durante la Prima guerra mondiale, l'Italia utilizzò l'aeroporto di Aviano  come base delle Squadriglie. La posizione strategica ne fece la base principale per le missioni contro le forze austro-germaniche che combattevano sul Cadore, sul fronte dell'Isonzo e anche come punto di riferimento postale. riportiamo parte del suo discorso

"ll campo di Aviano è il più bello del mondo, con la sua prateria verdeggiante e con le sue montagne tagliate di mano di maestro.La cerimonia fu magnifica. E dovevamo fare la corte a quei barbari di oltre mare, per avere un di acciaio e di alluminio!

Ma come dubitare del destino d’Italia in quella luce di bellezza?

Ho parlato con la mia voce più sonante. Mi parve anche che anche i monti udissero. Poi, dopo l’ora di commozione e di armonia, il lungo fastidio:

la ressa, la curiosità, le firme, le conversazioni forzate, il caldo di mezzogiorno, le domande sciocche…"

L'entusiasmo di D'Annunzio si sarebbe forse spento se, oltre ad essere stato scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico e giornalista, fosse stato anche preveggente.

Infatti alla fine di ottobre del 1917, con la disfatta di Caporetto, gli Austro-Ungarici occuparono tutto il territorio fino al fiume Piave e presero possesso dell'aeroporto. Da esso partirono gli aerei austriaci diretti a bombardare, spesso di notte, le città italiane.

Lettere dal fronte

lL’invio e l’arrivo della posta era un momento importante per i soldati al fronte.

Con le lettere riuscivano a tenersi in contatto non solo con le famiglie, ma anche con un mondo “normale” al quale speravano di tornare. Le testimonianze epistolari sono numerosissime e preziose perché ci danno un’immagine autentica e diretta di quanto è accaduto.

L’unico loro sollievo è poter scrivere “a casa”, e ricevere lettere di risposta. Milioni di lettere che spesso devono essere scritte o lette da altre persone.

E quando mancano i fogli su cui scrivere per i soldati è più grave che non ricevere il rancio. La definiscono “carestia della carta”.

La disponibilità della carta, delle matite e dell'inchiostro era molto limitata e i militari erano costretti ad arrangiarsi come potevano anceh nelle situaizoni più difficili.

L'importanza della posta nel periodo bellico è stata molto bene evidenziata, in una scena del film, da Mario Monicelli nel film "La grande Guerra". La scena rileva la trepidazione e l'attesa dei soldati nel momento in cui viene consegnata la posta. 

I contenuti dell'articolo tratti dal libro "Lettere dal Fronte" sono di proprietà dell'Archivio Storico di Poste Italiane.

Il libro è edito da Rizzoli ed a cura di Andrea Giuntini e Daniele Pozzi.

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