Giovanni Caselli (Siena 1815 - Firenze 1891) studiò fisica a Firenze sotto la guida di Leopoldo Nobili e nel 1836 prese l’abito ecclesiastico.
Nel 1841 si recò a Parma dove curò l’educazione dei figli del conte Sanvitale, ma nel 1849, avendo votato per l’annessione del ducato di Parma al Piemonte, fu espulso e tornò a Firenze. Ripresi gli studi di fisica, in particolar modo le ricerche sull’elettricità e il magnetismo e si dedicò alla realizzazione di un sistema di trasmissione a distanza di scritture e immagini.
Caselli riprese la sperimentazione fatta da Bakewell nel 1848 e dallo svizzero Athanasiusm nel 1850 nella trasmisione di scritti, i cui risultati furono però, poco soddisfacenti, dato che il sincronismo fra gli apparati trasmittenti e quelli riceventi da essi costrutito, era molto approssimativo. Caselli riusci a superare tale incoveniente e articolò gli apparati trasmittente e ricevente a due pendoli con oscillazioni prodotte da un'elettrocalamita comandata da un orologio regolatore che garantirono la sicronizzazione perfetta dei due apparati.
Riuscì quindi a creare un sistema affidabile nella tramissione di scritti e disegni. Grazie all'appoggio dell'imperatore Napoleone III che aveva finanziato le sue ricerche, Caselli potè effettuare le prove e il collaudo nel 1855 a Parigi. Brevettò la sua invenzione nel 1856 e la chiamò Pantelegrafo, o telegrafo universale, perchè in sostanza era un telegrafo elettrico.
Il pantelegrafo era alto circa due metri e constava di un grande pendolo sospeso ad un castello in ghisa, il cui movimento era scandito e
sostenuto dall'attrazione alternativa di due elettromagneti, alimentati da una pila locale. Ciascun apparecchio poteva fungere da trasmittente o ricevente e consentiva di trasmettere sia scritti, sia disegni.
Quattro anni anni dopo, per la trasmissione di disegni e i scritti con il pantelegrafo , fu istituito un servizio pubblico sulla linea Parigi -Lione e sempre nel 1860 il musicista Gioachino Rossini proprio grazie al pantelegrafo, trasmise da Parigi una pagina di un suo spartito.
L'imperatore francese Napoleone III , dopo aver invano proposto a Caselli di acquisire la cittadinanza francese con la quale poteva dargli l'incarico alle funzioni di ispettore generale e coordinatore dei servizi telegrafici, lo insigni della Legion d'Onore. Nel 1864 una legge francese decretò l’uso del pantelegrafo di Caselli nelle linee telegrafiche nazionali.
Caselli partecipò a Firenze alla prima esposizione del Regno d’Italia con alcuni pantelegrafi che vennero fatti funzionare negli spazi della mostra e che collegarono Firenze e Livorno.
Il pantelegrafo fu utilizzato anche in Russia, non per il servizo pubbico, ma per lo scambio di messaggi fra le due residenze imperiali di Pietroburgo e di Mosca.
Il pantelegrafo costituisce il progenitore del FAX; nella foto sovrastante l'esemplare custodito nel Museo storico della Comunicazione.
Al fisico abatino Giovanni Caselli si debbono altre invenzioni ; uno strumento per misurare la velocità delle locomotive, chiamato Cinemografo e un sistema di comando elettromagnetico del timone
delle navi.
(a cura di Stefano Carbone)