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La Radio

” Non c’è una linea di demarcazione tra tecnologia e scienze, l’una passa dall’altra; così il tecnologo come lo scienziato sono responsabili di quello che fanno e devono essere consapevoli dal punto di vista etico delle possibili conseguenze anche se purtroppo queste conseguenze non sono prevedibili”.

Così affermava in una intervista  il Premio Nobel per la medicina Rita Levi-Montalcini. 

Parole che trovano conferma nella storia grazie ad un altro grande scienziato italiano, Guglielmo Marconi, che con i suoi studi fu il primo a dare avvio nel nostro Paese  a quella che fu una vera rivoluzione sociale, etica e tecnologica del comunicare.

(Ricevitore Supereterodina a 8 tubi elettronici RAM R.D.8-A - Museo Storico della Comunicazione

Della portata dell’invenzione della radio e delle sue conseguenze nel tessuto sociale del Paese era certamente consapevole il Governo fascista che l’8 febbraio 1923, con il regio decreto n. 1067 stabilisce che la comunicazione per mezzo di onde elettromagnetiche senza uso di fili sono riservati allo Stato, con facoltà del Governo di accordare la relativa concessione.

Stretta conseguenza di tale provvedimento è l’istituzione del Ministero delle Comunicazioni, affidato a Costanzo Ciano, esponente di spicco del regime. Il ministro Ciano giocò anche un ruolo fondamentale nell’istituzione dell'URI, Unione Radiofonica Italiana, prima società radiofonica costituita il 27 agosto 1924 dall’accordo tra  due primarie compagnie del settore: la Radiofono e la SIRAC (Società Italiana Radio Audizioni Circolari).

L’URI, che  di là a poco diventerà  EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), costituisce il momento della nascita della Radiofonia in Italia.

Ma perché tanto interesse nel controllo della comunicazione e dei suoi mezzi? 

Ricevitore e altoparlante elettromagnetico- Museo Storico della Comunicazione

Come accennato, l’invenzione degli apparecchi di trasmissione costituisce una innovazione di straordinaria portata, non solo a livello tecnologico ma soprattutto sociale, traducendosi, grazie alla lungimiranza governativa, nella costruzione di una identità collettiva, basti pensare al ruolo dei nostri attuali mass media nell’influenzare lo stile di vita e abitudini della società.

In sostanza, sin dagli albori la radio costituisce il medium per una più diretta comunicazione di massa e per tale motivo, quindi, non bisogna stupirsi se venne usata dal regime come veicolo di propaganda politica.

L’importanza della comunicazione diventa sempre più fattore preponderante e la radio comincia a imporsi sempre più come mezzo fisico di quel cambiamento sociale in atto e come unico mezzo per il controllo di tale cambiamento.

Nel Museo storico della Comunicazione si può ripercorrere la storia dello sviluppo della comunicazione radio, potendo ammirare cimeli di significativa rilevanza storica, quali ad esempio il Ricevitore Supereterodina a 8 tubi elettronici RAM R.D., meglio conosciuto come radio Ramazzotti RD.

Il dispositivo, al cui interno le  otto valvole garantivano il più alto standard funzionale, veniva alimentato da una batteria per i filamenti (a bassa tensione) e da un accumulatore per le diverse alimentazioni del circuito.

I primi radioricevitori apparsi sul mercato negli anni Venti erano composti da diversi elementi separati: il gruppo alimentazione, il ricevitore, l'altoparlante e, l'antenna.

Nel Museo, per l’appunto, è possibile visionare l’intera struttura che constava dell’antenna a quadro, composta da un telaio in legno a forma di croce sostenuto da un piedistallo in legno di base circolare. I quattro vertici della croce ospitano i diversi strati dell'avvolgimento di filo conduttore;  un altoparlante elettromagnetico, formato da due parti distinte che sono il cosiddetto motore (o driver) e la tromba vera e propria. Scopo del motore è quello di mettere in vibrazione una membrana elastica simile a quella delle cuffie ed azionata con lo stesso sistema (magnete permanente e bobine); scopo della tromba è invece quello di adattare l'impedenza acustica tra la membrana e l’aria circostante.

Oltre a essere un piccolo capolavoro di ingegneria elettronica, il Ricevitore Supereterodina a 8 tubi elettronici RAM R.D. è il simbolo di quell’avanzamento, di quel cambiamento culturale e sociale che vedeva la radio assumere una posizione di sempre maggior rilievo nella società di massa come veicolo di messaggi, stile di vita e costume.

La portata della trasmissione elettronica introdotta dalla radio rompe ogni tipo di barriera culturale e sociale, porta la conoscenza, che fino ad allora rimaneva statica in una comunicazione più selettiva ed elettiva, a ogni sostrato sociale; ognuno può fruirne.

Il mezzo con gli anni si identifica sempre più come elemento distintivo del mutamento della  società e del suo bagaglio culturale, fino ad elevarsi e istituzionalizzarsi come oggetto di arredamento, ne segue quindi una  produzione di radio più decorative, intarsiate, veri e proprio piccoli capolavori di ebanistica.

L’importanza della radio come medium di una divulgazione allargata e la conoscenza della sua storia significa riprendere le fila di quella nostra crescita e cambiamento culturale, nazionale e comunitario e identificativo di una società che è stata cambiata, stravolta da una invenzione che ha portato la conoscenza a una fruibilità esponenziale.

Nel Museo si ripercorrono queste tappe fondamentali di sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione passando, per fare alcuni esempi, dal triodo per trasmettitori al detector magnetico a doppio ascolto del 1908 (Marconi inizia a sperimentare il suo apparato trasmettitore-ricevente finalizzato a trasmettere un segnale telegrafico senza l’ausilio di fili per il collegamento tra le due stazioni);  incontrando una vera e propria ricostruzione di quella che era la cabina radio del Panfilo Elettra, utilizzata da Guglielmo Marconi per i propri esperimenti, fino ad arrivare agli apparecchi più recenti.

In sostanza, in una società dove la comunicazione di massa è priorità distintiva, è fondamentale conoscere quelle che sono le radici che hanno dato avvio a tutto ciò; significa conoscere una parte di quello che noi oggi siamo, e il Museo ci accompagna in questo viaggio.

                                                                         

                                                                                                                                                                        (Raffaella Riverso)

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